La fotografia è poesia fossile

In ogni conversazione si usano almeno sei metafore al minuto. Ma, nel mondo che ci circonda, la presenza della metafora è di gran lunga maggiore. Si pensa che l’uso della metafora sia esclusivo della lingua parlata o scritta. Ma la metafora è, invece, un modo di pensare. Per questo possiamo usarla ovunque, anche nella fotografia di matrimonio. Perché qualsiasi tipo di linguaggio è poesia fossile. E la fotografia di matrimonio è il suo calco più delicato.

Come ogni linguaggio, anche la fotografia è poesia fossile. Come un paleontologo della memoria, il fotografo è sempre alla ricerca di impronte lasciate dal tempo. Non scava nella terra, ma nella superficie fragile del presente, dove si depositano le tracce più autentiche del nostro passaggio, quelle che spesso passano inosservate mentre accadono, ma che con il tempo acquistano densità e significato.

Ogni fotografia, in questo senso, è un reperto. Non perché cristallizzi la realtà in modo oggettivo, ma perché conserva la forma di un’emozione vissuta, l’eco di una relazione, la struttura invisibile di un istante. Come i fossili, anche le immagini non sono la vita stessa, ma la sua impronta: raccontano ciò che è stato attraverso ciò che è rimasto.
C’è qualcosa di archeologico nel modo in cui si fotografa un matrimonio. Non si tratta di costruire qualcosa, quanto piuttosto di riconoscere gli strati che sono nascosti dentro un’emozione. Come fotografi di matrimonio abbiamo il compito di osservare e raccontare quegli strati, dalla superficie (abiti, fiori, scenografia), al livello intermedio (gli sguardi, le relazioni) fino al nucleo più profondo (le emozioni più pure).
Il valore dell’immagine cresce con gli anni, proprio come un fossile acquista significato quando muta il presente. Il fotografo, allora, cerca le tracce che quell’immagine ha necessariamente lasciato. Tracce imperfette, spontanee, irripetibili. Tracce che non è possibile creare ad arte, perché non appartengono alla finzione, ma alla vita stessa. E la vita è sempre imperfetta, spontanea, irripetibile. E la fotografia è poesia fossile proprio per questo.
